www.isicast.org - Didattica e Tecnologie (a cura di Roberto Bondi)

Roberto Bondi 

STRUMENTI web 2.0 a scuola

Zola Predosa, 24 aprile 2010

Ancora tecnologie a scuola: questa volta gli appunti riguardano l'uso di "software" 2.0


Vedo convergere sul web 2.0 molte delle attività che mi hanno occupato il tempo in questa convulsa primavera 2010.
Qualche giorno fa avevo la fortuna di partecipare all'Accademia "Montagne in Cattedra", dove Paolo Ferri e Livia Petti hanno dedicato (tra altre cose del max interesse) una bella giornata ai vantaggi dell'introduzione delle google apps nella didattica e nella gestione della scuola.
Il mese scorso a Pieve a Salti avevo a mia volta intrattenuto diversi colleghi sulla necessità di conoscere ed impiegare nella propria attività strumenti e pratiche del web 2.0.
Negli svariati (8!) sottogruppi operativi dei corsi LIM che mi vedono nel ruolo di tutor/coach abbiamo di fatto dedicato molto tempo all'uso in classe di questi software/servizi.
Ancora, un paio di mesi fa negli ambienti delle sperimentazioni Wiidea/WiiLD Pietro Pilolli mi segnalava l'interessantissimo progetto EyeOS, che prevede lo spostamento su sistema "cloud" dell'intera struttura software di più scuole catalane.
Provo allora a riordinare una serie di appunti e di idee su quello che sembra essere un tema decisamente caldo in questa fase, o almeno lo è nella mia esperienza quotidiana di techn&did,

Cos'è un software 2.0?
E' un software che gira sul server di chi lo propone, in rete, al quale l'utente accede esclusivamente tramite il proprio browser, trovando all'interno della pagina/applet proposta on line tutti i comandi necessari per operare sui file. In sostanza: ci si collega ad un sito web che ci fornisce un ambiente di lavoro e ci permette di salvare file nel suo spazio/disco. In qualche caso (pochi) si opera direttamente sui file del proprio computer. Quasi sempre il software 2.0 ci permette di esportare una copia del file sul quale stiamo lavorando, molto spesso in formato immagine (jpg, png) o pdf. Quasi sempre è possibile riaprire ed editare il file direttamente sul server di chi propone il servizio: in questo caso è indispensabile aprire un account personale presso il fornitore di servizi 2.0. In molti casi questa registrazione è gratuita e molto rapida: unico presupposto è quello di avere un indirizzo email funzionante.

Perché possiamo trarne grande beneficio a scuola?
Perché semplifica in modo enorme la gestione della struttura informatica/parco pc: occorre mantenere efficiente ed aggiornato il solo browser, perché i software operativi 2.0 risiedono in rete (..on the clouds..), e dobbiamo occuparci solo di avere modo di raggiungerli.
Ovviamente anche il loro limite principale risiede in questa caratteristica: dobbiamo sempre disporre di una connessione aperta, sufficientemente ampia e stabile. Ma vedo che da questo punto di vista le cose stanno rapidamente migliorando, nonostante i bastoni tra le ruote che qualcuno continua inopinatamente a mettere. La rete CI VUOLE, in tutte le classi, al più presto! [il "ci vuole" non implica di accedervi automaticamente in modo indiscriminato e non controllato]

Alunni & Prof, da casa a scuola e vic., da scuola a scuola, da docente ad alunno ad...
Senza installazioni e passaggi di CD ed istruzioni alunni e docenti, a casa e a scuola, utilizzano lo stesso software. Non è poco!
Sui sistemi 2.0 i file stanno on the cloud, sui server, e quindi sono accessibili in qualunque momento, da ogni "porta" di accesso alla rete, in molti casi anche con dispositivi diversi dai pc (oggi principalmente smartphone, poi saranno iPad e cloni, ebook-reader ibridi ecc).
E' un vantaggio enorme: basta pensare a quanto ci si siamo arrovellati arrabattati negli anni recenti sulla soluzione dei problemi delle condivisioni e dei "trasporti" (ftp, condivisioni, cms/lms, server "veri" in casa, chiavette usb ecc ecc e chi più ne ha....).
Ma c'e' di più: la contiguità/corrispondenza del mondo 2.0 con l'idea del social networking fa sì che molte di queste proposte operative propongano al loro interno un sistema di condivisione dei file con gli "amici", quasi sempre possibile alternativamente in sola lettura (readonly) o pieno controllo (full access). E' quindi possibile in modo facile ed immediato pensare di comporre un unico file a più mani, con il collega o con lo studente o con chi riteniamo.... E' un elemento fortemente innovativo sul quale vi invito a riflettere quando si tratta di impostare attività didattiche con il digitale. Innovativo perché in un'ottica tradizione di impiego dello strumento informatico tutta centrata sul concetto di Personal computer, questo era davvero complicato e fuori dalla portata dell'utilizzatore (hackeroni e smanettoni tosti esclusi, ovviamente).

Registrarsi? Iscriversi?....
Vedo i colleghi che partecipano agli incontri LIM, ma non solo, spesso dubbiosi quando, per provare uno di questi servizi 2.0 che vengono presentati, viene richiesta una registrazione. Tutte le registrazioni richiedono un indirizzo email "vero" (la conferma avviene di solito cliccando un link sul mail di risposta) e si è in genere restii a fornire il proprio. Ma la registrazione è necessaria proprio per la natura dei servizi offerti: senza la creazione di un profilo sarebbe impossibile la disponibilità sul server di un proprio spazio riservato, per i file da salvare e riaprire; senza profili personali è impossibile la condivisione con altri utenti dei file stessi.
Il consiglio è quello, in caso di dubbio, di dotarsi di una seconda casella email (google e yahoo sono le prime possibilità che mi vengono in mente) da adibire a questo uso [personalmente però utilizzo una sola casella email sulla quale concentro tutta la mia attività on line].
Altra considerazione sull'email fa fatta quando si pensa ad una attività con le classi: tutti i partecipanti devono possedere un proprio indirizzo di posta elettronica.
Ma nella mia esperienza vedo che già a livello di scuola media la maggioranza degli alunni ne è dotata, e diventa quasi totalità alle superiori. Vedo anche che quasi tutti i ragazzini, a partire dalle classi di età della scuola media ma ormai spesso anche prima, hanno un account personale Netlog, spesso anche uno Facebook, uno MSN, e giochi in rete come Ikariam stanno spopolando qui da me (Bologna - primavera 2010). In tutti questi casi i ragazzini si sono aperti, in modo diretto e personale (improprio! of course) un account, dichiarando i loro dati, barrando i disclaimer e fornendo un indirizzo VERO di posta elettronica. Le famiglie sanno, in modo chiaramente spesso impreciso e vago, ma sostanzialmente tollerano o glissano. In un simile quadro di riferimento mi sembrano spesso eccessive le preoccupazioni di molti docenti quando si propone loro di sperimentare con i loro studenti condivisioni attraverso le Google Apps, legate appunto alla necessità di possesso di un account personale da parte di tutti i partecipanti. Sicuramente Google, lo confermava con forza anche Paolo Ferri a Rivisondoli, fornisce garanzie di rispetto della privacy e tutela dei dati condivisi sicuramente superiori a quelli dei servizi prima citati.


Cosa permette di fare il "software" web 2.0 al momento?
Risposta impossibile, che ogni giorno esce un servizio nuovo qualcosa sparisce ecc. Di sicuro l'insieme degli applicativi 2.0 offre parecchio.
Quasi tutte le funzionalità dell'uso base del pc: videoscrittura, foglio di calcolo, catalogazione e ritocco di fotografie, ma anche molto di più, e molte cose più specifiche rispetto alla nostra sfera di attività. Intanto le google apps rappresentano l'insieme di base, decisamente "a largo spettro", imprescindibile per entrare sul tema e sperimentare dal vero.
Insieme a due amici e colleghi, Antonietta Casano e Tommaso Prisco, abbiamo di recente provato a stilare, di getto e quasi per gioco, a più mani ed ovviamente su web 2.0, un documento che sintetizza link e caratteristiche di servizi web 2.0 oggi disponibili e particolarmente utili per il docente e gli studenti. Date un occhio, e magari correggete errori e fate aggiunte.

Avvicinare e conoscere gli strumenti web 2.0 in ottica docente.
...ovvero qualche coordinata che ci può essere utile in termini di approccio e di scelta delle applicazioni da utilizzare.

Big vs. Small

Ci sono dei Big in circolazione, su tutti i vari "pezzi" delle "sfere" Google (google apps, picasa e tutto il resto) e Yahoo! (flickr, delicious ed altro), ma anche aziende piccole e sconosciute (tra i servizi 2.0 che stiamo utilizzando in questi ultimi tempi e che sto proponendo nei corsi LIM voglio ricordare, come esempio di servizi forniti da operatori "minori", bubbl -per le mappe concettuali- e photopeach -per gli slideshow-. Un "piccolo" molto interessante era l'ottimo picnik, che è stato acquisito da Google mantenendo per ora la sua "autonomia" di presentazione, questo universo 2.0 è decisamente volatile dal punto di vista dell'offerta).
Il big dà sicuramente più garanzie. L'offerta gratuita di applicazioni 2.0 rientra in una logica di business complessa ed articolata funzionale alla creazione di altissimi profitti in altre sfere di attività del gruppo. E' probabile che quasti servizi siamo stabili e che rimarranno per un periodo di tempo sufficientemente lungo disponibili.
Il servizio offerto da soggetti meno noti e più piccoli è più probabile che rappresenti per i fornitori esso stesso fonte di reddito nel medio-breve periodo, per cui va messa in conto l'insistenza a volte fastidiosa sull'email degli iscritti per il passaggio alla versione PRO, più performante ed unlimited, o l'improvvisa trasformazione in servizio a pagamento (penso ad esempio alle recentissime notizie di Ning). Ma è un rischio che in ogni caso val la pena di correre, non rinunciando a sperimentare soluzioni 2.0 interessanti solo per queste incertezze.

Gratis vs. Pagamento
Il salvataggio dei files sul server esterno dell'azienda proponente implica una fonte di costo reale proporzionale allo spazio occupato dalle migliaia di utenti del sistema. Se non è coperto all'interno di logiche di gruppo (i "big") è probabilmente lì che si incontreranno i vincoli delle versioni free. I costi sono, è vero, spesso molto bassi, ma è vero che la modalità di pagamento on line anche di pochi euro resta per le segreterie fonte di problemi ed angustie. Io, nella mia esperienza diretta a scuola, cerco di rimanere nella sfera del gratuito, soprattutto per questo.

Strumenti "di servizio" vs. strumenti "per fare lezione"
E' un tema che vale per tutto il software, non solo quello web 2.0, ma chiedo di focalizzare l'attenzione dei docenti che si avvicinano a queste soluzioni su questa classificazione.
Con alcuni software si intergisce direttamente in classe, meglio se sulla LIM, dove si costruisce e si modifica a più mani quello che magari si è abbozzato a casa. E' il caso di bubbl (mappe concettuali on line), del modulo DRAW delle google apps, degli altri software di condivisione a distanza della videata come ad esempio sneffel o dabbleboard. Valutando questi servizi è assolutamente opportuno soffermarsi sulle caratteristiche e le modalità della condivisione e dell'interazione, sullla possibilità di operare a distanza anche in modo sincrono, soprattutto sulla loro LAVAGNABILITA' (ovvero il poter essere utilizzati direttamente sulla LIM, limitando al massimo il ricorso alla tastiera e soprattutto alla combinazione tasto+click del mouse, impossibile quando si opera in piedi. E ancora la possibilità di operare su icone ed elementi tendenzialmente grandi, visibili da tutta la classe, e la disponibilità di strumenti zoom facili da impostare e rimuovere mouse-only. Quello della LAVAGNABILITA' è secondo me un aspetto da definire con maggior dettagli e rigore, perché è sempre più fondamentale nella classificazione e la scelta del software didattico).
Con altri software, che sono quelli adatti alla produzione/manipolazione su pc di oggetti digitali -parti componenti- come immagini, sequenze video, testi, spreadsheet che saranno poi utilizzati-mostrati in classe all'interno del flusso di lavoro della lezione, questa caratteristica della lavagnabilità non è così rilevante. La possibilità di interagire a più mani sullo stesso file, anche a distanza (è più che sufficiente una buona funzionalità della modalità asincrona) resta invece una caratteristica importante anche di questi strumenti nella loro versione 2.0

Interazione con il file system locale del PC
I file creati su un sistema 2.0 possono essere salvati sul disco del proprio PC? Perché, inutile negare, "informaticamente" nasciamo in ottica personal PC e ci inquieta sapere di non disporre di una copia (..possibilmente l'originale!) del file sul proprio disco fisso. La valutazione va fatta caso per caso. Picnik ad esempio viene molto incontro a queste esigenze, perché fa modificare on line i file grafici che restano sempre sul nostro computer. Ma i più non permettono il salvataggio locale dei file. E' fondamentale comprendere la distinzione tra il salvataggio del file originale, editabile, e la sua esportazione in un altro formato, di solito in sola lettura. Ho molto insistito su questo negli incontri LIM che ho tenuto. La modalità di esportazione dei sistemi 2.0 deve essere una variabile da tenere nella massima considerazione in vista della loro adozione. Cito ad esempio il funzionamento di bubbl.us (mappe concettuali) a aprile/maggio 2010 utilizzabile in due versioni parallele, 1 e 2. La versione 1, graficamente più debole della 2, è condivisibile e soprattutto permette diverse modalità di esportazione (stampa -che ricordo implica l'ottenimento di file pdf- hml, formati immagine) mentre la più formattabile vers.2 è più limitata. Anche la possibilità di inviare ad un non-utente della piattaforma un link che lo fa accedere ad una vista non modificabile del file in questione va presa in considerazione quale forma di esportazione del file.
Al momento credo che siano le google apps di tipo office a garantire la max interoperabilità con il file system del PC dell'utilizzatore: significa che alcuni file di videoscrittura, foglio di lavoro e videopresentazioni  di MS Office e Open Office possono essere uploadate su google-documents, e lì aperte con il corrispondente software 2.0 delle google apps.

Leggere clausole e disclaimer
E' inevitabile: scegliendo una soluzione web 2.0 mettiamo i nostri contenuti in mano di altri. C'e' una riserva di proprietà sulle informazioni (e penso ad esempio alle immagini) che inseriamo nei nostri files salvati on the clouds? Qual è il livello di tutela?
Non resta che leggere con attenzione le clausole di utilizzo, specie se andiamo a proporre anche agli studenti di aprire un account ed utilizzare il servizio. Non è di sicuro una parte piacevole dell'attività quella di comprendere le clausole d'uso e di saperle illustrare ad un dirigente scolastico o ad un genitore, ma è inevitabile se si vuole essere docenti, referenti o gestori di apparati tech al tempo del digitale. Comprensione e considerazine dei legal rights e delle policy d'uso rappresentano colonne portanti di quella educazione alla cittadinanza digitale che, volenti o nolenti, non possiamo trascurare a scuola.
Torna di nuovo una certa differenza tra la scelta dell'applicativo 2.0 di un Big e quella di una piccola software house.
Nella presentazione di martedì scorso Paolo Ferri ricordava ai dirigenti scolastici che la scelta delle Google Apps permetteva di andare sul sicuro dal punto di vista dell'effettiva sicurezza dei dati, essendo Google sottoposto direttamente alla legislazione USA in tema di rispetto della privacy e della riservatezza dei dati, decisamente precisa e rigorosa nell'applicazione.
Aggiungo che da questo punto di vista la scelta del servizio di un "Big" permette un più facile accesso in rete ad informazioni e notizie di terze parti circa le clausole contrattuali, il loro commento, la descrizione di eventuali controversie in corso o concluse, rispetto al servizio minore.

Basta così per ora, è solo un primo abbozzo di considerazioni e spunti che spero utile.

L'invito è di partecipare alla stesura e all'aggiornamento del quadro dei sistemi web 2.0 utilizzati e/o consigliabili per la scuola. Non sarebbe male riuscire ad arrivare, a più mani, a creare un punto di riferimento sulle possibilità di uso per il docente che intende dare questo indirizzo alla sua didattica tech-based, ma anche una qualche forma di raccolta ragionata di esperienze didattiche (descrizione, non impossibili "prodotti") basate sul web 2.0

bondi@isicast.org


una postilla (about Wordle):
avendo il tempo di farlo, non è male gironzolare per il web cercando di cogliere spunti e funzionalità disponibili tra gli applicativi web 2.0.
A volte ci si imbatte in servizi gratuiti di tipo web 2.0 che svolgono compiti molto specifici, ai quali non si aveva mai pensato, e che una volta impadronitisi delle loro funzionalità possono farci risparmiare tempo e risolverci problemi.
Illustro questo piccolo "caso":
In occasione dell'incontro di Pieve a Salti mi ero proposto di fornire ai partecipanti una cartellina con  un po' di materiale. Volevo trovare una piccola idea grafica (un adesivo) per rendere il plico meno anonimo. Ma gli impegni erano molti e l'incontro imminente. Per vie traverse ed impreviste scopro il servizio WORDLE, che permette di disegnare le "words cloud" partendo da un testo dato, o da una pagina web. Usato in modo forse "improprio" propone in sequenze casuali rielaborazioni grafiche del testo che si inserisce nel form. Metto in questa piccola "gallery" i risultati del lavoro: nulla di speciale, ma in circa mezz'ora di lavoro sono arrivato a definire un set di 7-8 idee grafiche alternative che, stampate su carta adesiva, mi hanno permesso di raggiugere il risultato voluto (fornire una carpetta con un minimo di grafica), anzi, ancora migliore, perché ho potuto distribuire carpette diverse tra loro.
Lo stesso servizio è stato usato, ancora una volta in condizione di emergenza e di tempi strettissimi, per l'elemento centrale della grafica a corredo dell'evento sul libro digitale organizzato dall'USR Emilia Romagna a Bolibrì (Bologna 26 marzo 2010).
Ripeto, sicuramente tempi più comodi, l'impiego di software dedicati più ricchi (..e soprattutto affidandosi al know how di un esperto!), avrebbero portato ad un risultato migliore. Ma il web 2.0 ha risolto con una soluzione "insperata", in modo brillante, un problema contingente. Io credo che problemi di quest'ordine nel quotidiano della scuola siano davvero di casa, e.....
Ultima nota: wordle non l'ho scoperto da solo, il link mi è stato passato da Chiara Ferronato, mia collega docente e tutor Lim che abita e lavora a Ravenna. Ci sentiamo di tanto in tanto in rete.
In rete, da soli, si vale poco: è uno dei pilastri, forse il fondamento, del web 2.0......

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